La storia: l'intervento di Lord Grimthorpe ed il periodo Inglese | Stampa |

Alla fine dell’800, un illustre e colto cittadino inglese, Ernest William Beckett (1856-1917) 2° Lord Grimthorpe, facente parte di quella schiera di intellettuali esteti del «gran tour», viaggiatori alla continua ricerca delle radici della storia e della cultura occidentale, se ne innamorò perdutamente e, nel 1904 né comprò una parte (quella occidentale, la più grande) dagli Amici di Atrani. Ricco banchiere, proveniva da una colta e raffinata Famiglia, che annoverò fra i suoi componenti, anche importanti e noti architetti: fra questi, vogliamo ricordare, lo zio Edmund Beckett (1816-1905) 1° Lord Grimthorpe, che oltre ad essere il progettista di importanti chiese, realizzate principalmente nello Yorkshire, loro zona di origine, realizzò quello che nel corso degli anni è divenuto il simbolo rappresentativo londinese, il Big Ben.

Egli era giunto a Ravello su consiglio di alcuni conoscenti, anche per combattere una grave forma di depressione in cui era caduto dopo la perdita dell’ amatissima moglie Lucy Lee, scomparsa a soli 28 anni nel dare alla luce il suo unico figlio maschio. Questo piccolo paese, aveva acquistato nel corso degli anni una gradita nomea: molti stranieri, in preda da lungo tempo a intensi conflitti interiori, erano riusciti a riconquistare l’agognata serenità: era il luogo ove ritrovare la propria anima.

Ciò venne confermato anche dal Beckett che, guarito e stimolato dall’intensa felicità che questo posto gli provocava, decise di farlo rivivere e di farne uno stupendo gioiello, «il luogo più bello del mondo».

Fu coadiuvato appieno nella realizzazione del suo sogno da un cittadino ravellese conosciuto in Inghilterra a cui affidò l’esecuzione dei lavori, Nicola Mansi, personaggio dalla personalità eclettica e fantasiosa e dalle notevoli capacità inventive, che seppe sempre assecondare i desideri e le proposte dell’illuminato suo committente, viaggiatore di grande esperienza e attento collezionista di opere d’arte.

Il giardino venne in parte ridisegnato pur rimanendo fortemente condizionato da alcune preesistenze, in particolare dall’asse mediale (il viale centrale) che attraversa la proprietà da nord a sud. Improntato alle concezioni estetiche degli architetti e paesaggisti inglesi, quali Harold Peto, Edwin Lutyens e Gertrude Jeckyll, fu progettato sapientemente organizzando diversi “episodi” e vari percorsi diramantisi proprio dall’asse principale che dall’ingresso monumentale porta al Belvedere.

Tra la ricca e varia vegetazione autoctona ed esotica, in un felice connubio tra la tradizione paesistica inglese con quella dei giardini italiani, vennero inseriti innumerevoli e pregevoli elementi decorativi quali fontane, ninfei, tempietti, padiglioni, statue in pietra e bronzee, risultato del forte influsso della letteratura classica e nella reinterpretazione della “villa romana”.

Per la scelta delle essenze arboree e per le varie colture delle aiuole, il Lord si avvalse inizialmente di un botanico francese mentre, recenti studi hanno accertato l’intervento nella progettazione del giardino, della botanica inglese Vita Sackville West, a sua volta amica e dichiarata ammiratrice della famosa esperta di giardinaggio, Gertrude Jekyll, di cui numerosi sono i libri conservati nella biblioteca privata della Villa.

Fra gli interventi alla “casa palaziata”, in condizioni di grosso abbandono e degrado, ci fu la sostituzione della torre centrale bizantina con quella attuale merlata, l’innalzamento della torre “di guardia” adiacente all’ingresso, la ricostruzione del chiostrino moresco in buona parte crollato e la realizzazione del loggiato gotico, cosiddetta Cripta, con il piano soprastante. Sulla scia di ciò che era avvenuto qualche decennio prima con il gentiluomo scozzese Francis Neville Reid a Villa Rufolo che, con grande impegno e passione, riuscì a strappare all’oblìo “la piccola Alhambra”, che fu prestigiosa dimora dei Rufolo, anche Lord Grimthorpe e poi, la di lui figlia prediletta Lucille, vollero lasciare un segno indelebile del loro amore per questa cittadina.

Essi furono anche dei grandi benefattori pubblici: forte e coinvolgente fu il legame che ebbero con il paese e i suoi abitanti, dediti alla pastorizia e all’agricoltura come uniche risorse di vita; finanziarono la costruzione di strade, acquedotti, scuole, promuovendo vaccinazioni e assistenza medica, aiutando per decenni le famiglie più bisognose. Fortemente meritoria fu la loro opera tanto che vennero insigniti della cittadinanza onoraria. Tracciarono poi il primo ma estremamente importante solco nelle coscienze dei Ravellesi: la vera ricchezza è nella conservazione e rispetto della storia e nel forte e antico orgoglio di essere privilegiati tenutari di un prestigioso passato.


Invitiamo il gentile turista che desideri conoscere il cammino e lo sviluppo delle ricche vicende storiche artistiche e culturali di Ravello a consultare le fonti più accreditate e più facilmente disponibili (anche in copia anastatica). Fra queste citiamo:

 

  • FRANCESCO PANSA, Istoria dell’Antica Repubblica d’Amalfi. Napoli, 1724 2
  • MATTEO CAMERA, Memorie Storiche-Diplomatiche dell’Antica Città e Ducato di Amalfi. Salerno, 1876
  • LUIGI MANSI, Ravello Sacra-Monumentale. Ravello, 1987
  • GIUSEPPE IMPERATO, Amalfi-Ravello e Scala nella natura e nella storia e nell’arte. Amalfi, 1953
  • GIUSEPPE GARGANO, La città a mezza costa. Patriziato ed urbanesimo a Ravello nei secoli del Medioevo,2006